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Panarea, la più piccola isola delle Eolie

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Panarea, la più piccola isola delle Eolie

La più piccola delle Eolie ma per fascino e bellezza davvero unica. Ogni volta che una nave o un aliscafo giunge al molo del piccolo porto di San Pietro, si ripete un rituale. Centinaia di persone, tra villeggianti e abitanti, sono lì per vedere chi arriva o per salutare chi parte. Si ha la sensazione di conoscersi un po’ tutti, anche perché ci si incontra più volte al giorno per le stradine dell’isola, percorribili solo a piedi (le auto sono bandite) o con “moto-ape” utilizzate per il trasporto dei bagagli.

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L’isola è meta di un turismo di buon livello; i turisti hanno, negli ultimi trent’anni, anche acquistato dagli abitanti terreni e ristrutturato vecchi ruderi, con cura particolare ma in maniera indiscriminata. Lo stile eoliano era caratterizzato anticamente da un’essenzialità delle linee, grande economia di mezzi e dall’uso di materiali reperibili in gran parte sul luogo. L’elemento più tipico, il bianco, è relativamente recente: infatti, le pareti rimanevano senza intonaco, sia per risparmiare sia per mimetizzarsi agli occhi dei pirati che infestavano a flotte queste acque. Tanto è vero che una delle contrade prenderà il nome dal temuto pirata Draugh, che lì era solito ormeggiare le sue navi. Panarea deve il suo nome alle caratteristiche fisiche del terreno – Panaraia (tutta sconnessa) – che consentono, comunque, delle piacevolissime passeggiate tra hibiscus, piante di capperi e buganvillee, con lo sguardo sugli splendidi isolotti che le fanno da cornice: Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Lisca bianca, Lisca nera, le Formiche, i Panarelli e, in lontananza, Stromboli. Anticamente era chiamata Euonymos, testualmente “quella che sta alla sinistra”, ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia (Strabone).

Ognuno dei ristoranti di Panarea ha la sua tradizione e specificità. Ci sono quelli più orientati alla tradizione culinaria eoliana, così varia ed estrosa, risultato e concentrato della millenaria successione di culture diverse susseguitesi nelle Isole Eolie e ci sono quelli che, forti di una emergente nuova scuola gastronomica siciliana, propongono elaborazioni e variazioni sorprendenti della tradizione stessa, giocando agilmente sulle materie prime di base, pesce, aromi, formaggi…

Già, gli aromi, un caposaldo della cucina eoliana, della quale tutti i ristoranti di Panarea si fanno araldo,  con l’utilizzo copioso di una gran varietà di  erbe odorose: il rosmarino, il basilico, l’aglio, la menta, la nepitella, che riempiono di fragranza ogni piatto.

E sopra tutti questi aromi spicca il cappero, la cui produzione è un vanto delle Eolie e che viene esportato in tutto il mondo. Il cappero arricchisce tantissime ricette, dai primi piatti , ai secondi, alle insalate. Per non menzionare il suo sconosciuto derivato, il cucuncio, ovvero il frutto della pianta del cappero. (il cappero che mangiamo è in realtà il germoglio di un fiore, bellissimo.)

Ma, ça va sans dire, il protagonista indiscusso di tutte le ricette eoliane è il pesceIn qualsiasi dei ristoranti di Panarea sa proporvelo nella migliore maniera, sia esso cucinato semplicemente con olio e limone , sia usato come condimento di primi piatti o sapientemente cucinato e arricchito dagli aromi di cui sopra.

E in fine la Malvasia in ognuno dei ristoranti a Panarea vi verrà proposto di concludere il pasto con la “Malvasia delle Lipari” : vino di denominazione d’origine controllata (d.o.c.) dal 1973, prodotto con uve bianche malvasia (95 %) e da uve nere (detta “minutidda” dai locali o meglio “Corinto nero” secondo la denominazione ufficiale).

Tra i dolci, oltre quelli tipici siciliani (cassate, cannoli, paste di mandorle), vi sono le ”vastidduzze” per San Giuseppe, con mandorle e uva passa, i “gigi” per carnevale e i “spicchiteddi” di vino cotto nel periodo natalizio.

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